Musei e monumenti:

Musei e Monumenti

Bonetti e la chiesa di Santa Maria Maddalena                              

Sulla strada tra Castione e Triangia, raggiunta la contrada Gatti, una deviazione ad occidente conduce all'abitato di Bonetti, m. 725, in posizione panoramica sul versante delle Orobie.

Moderne abitazioni si alternano ad antiche case rurali.

Sulla strada, nei pressi di una residenza con una macina di mulino all'ingresso, esiste una tipica casa rurale in sasso in abbandono, con porte ad arco e travature in legno. E' dimora unitaria di architettura spontanea tradizionale e rustica, in passato diffusa in valle, tipologia da restaurare e conservare.

Caratteristica anche una grande residenza di tre piani al civico n. 28 con millesimo e graffito in facciata: "1940 Realtà e Verità fa Pace e Gloria.

G. A fu A" della famiglia Gianoni. All'ingresso sul muro ferro di cavallo portafortuna.

Accanto fontana con vasca in pietra del 1891. Proseguendo verso occidente, si raggiunge la chiesa di S. Maria Maddalena (sec. XVII), aperta solo in alcune festività.

L'edificio attuale si presenta in aggraziata semplicità, alto, addossato e adattato al pendio, con retrostante canonica e sacrestia.

La comunità ha voluto dare solennità all'edificio innalzandolo molto con un imponente fianco a valle, dotato di due sole finestre sottogronda e un importante frontespizio.

Sul piccolo sagrato la facciata, semplice e armoniosa, è una piccola invenzione scenica, Il portone in legno a quadrotti è incorniciato da piedritti in pietra con architrave a modanature mentre a lato due finestre con inferriate. In alto sotto il timpano del tetto ampio finestrone trilobato ad arco centrale, per dare luce all'unica navata.

A destra del portale, acquasantiera a nicchia, armoniosa e insolitamente esterna, a sinistra panchina in lastre di pietra addossata al muro. Internamente l'unica navata ha pareti alte e spoglie. Nessuna cappella, all'ingresso acquasantiera battesimale a piedestallo. L'abside quadrata accoglie l'altare con tela antica della Madonna, a soffitto alta cupola con vele a crociera.

A destra dell'altare, nel transetto, statua della Madonna con bambino. Il campaniletto, massiccio con senso di economia, è pensile, posto sul fondo dell'alto fianco sinistro, verso valle, dotato di campana.

 

La chiesa di San Luigi Gonzaga a Piatta e Belvedere

Salendo da Castione con alcuni tornanti, quando l'orizzonte si amplia sulle Orobie e si arricchisce di vedute panoramiche si raggiunge l'abitato di Piatta, m 700. Un nucleo di tipiche case rurali antiche, altre moderne, oltre l'insegna della storica osteria Belvedere e il bar trattoria "Alla Piatta". Su un promontorio a piazzale svetta l'alto edificio in pietra della chiesa di San Luigi Gonzaga, edificata tra seicento e settecento su progetto del ticinese Pietro Casserini.

Il 21 giugno si celebra Luigi Gonzaga (1568-1591), santo gesuita, è patrono della gioventù per la purezza della sua vita, morto a 23 anni di peste contratta assistendo gli ammalati. La struttura è imponente per un luogo e una contrada all'epoca esigua, lontana dal fondovalle.

Il campanile sul fianco sinistro, svetta elevato con torre campanaria e una cuspide con croce su sfera.

Il corpo orientale retrostante, verso valle, è sacrestia aggiunta in secolo più recente e intonacata. Il gran parallelepipedo della chiesa, coperto da tetto a due falde, è rimasto grezzo in pietra a vista, con la facciata incompiuta.

Questo aspetto dà maggior risalto all'imponenza strutturale, già delineata nei particolari del frontespizio.

La disadorna semplicità ha punti di attrazione nel timpano di sommità e nella sottostante facciata tripartita, separata dalle nervature di quattro lese ne verticali aggettanti.

Alla base della campitura centrale si apre il portale ligneo a quadrotti incorniciato da contorni e architrave in pietra, con lunetta superiore ad arco, ma vuota, priva di decori. Più in alto si apre una finestra di facciata a tre luci, delle quali quella centrale è chiusa superiormente da un archetto a tutto sesto.

Le fiancate della chiesa, anch'esse in pietra grezza a vista, mostrano due alte finestre per dar luce all'interno. Il grosso pietrame inferiore lascerebbe supporre che forse in origine la chiesa fosse più bassa e poi sopraelevata.

I fianchi sono ritmati dalle incavature d'ancoraggio dei ponteggi in legno per l'edificazione.

La falda del tetto è sottolineata da linee marcapiano mentre l’interno, spesso chiuso ai visitatori, è spoglio.

L’altare è sormontato da una nicchia nel muro contenente una statua novecentesca a decori di stucco. Un paliotto Settecentesco con l'effige di S. Luigi in ovale e decori floreali attorno è contrassegnato dallo stemma della famiglia Salis e orna l'altare. L’ampio sagrato sul lato destro della chiesa acquisterebbe la dignità che gli compete, risistemandolo con lieve piantumazione e sedute, nella splendida cornice ambientale panoramica di bellezze e utilizzando lo in occasione di eventi e feste.

Passando per la vicina contrada Cadoli, si nota una fontana secolare col millesimo 1914, all'epoca utilissima per uso collettivo in mancanza d'acquedotto.

 

Mini capolavori alla Natività di Maria di Balzarro.

Quasi al confine con Postalesio, in bassa valle a quota m 360 di Balzarro l'incontro con la chiesa della Natività di Maria, una delle più antiche del territorio, ci riporta a considerare il Medioevo qui rappresentato, quando venne edificata accanto al convento degli Umiliati. Nelle forme attuali, venne ristrutturata nel Seicento da mastri ticinesi.

E' situata tra il morbido alternarsi di pendii a vigneti e frutteti alternati a ripiani erbosi che favoriscono coltivazioni. La facciata, rivolta a mezzogiorno su una strada, forse "itinere" romano, presenta una tettoia aggettante e tra due finestre inferiate, con cornice in pietra, si apre il portale in pietra verde di serpenti no nobile e antone di legno a quadrotti.

Considerata la vetustà di questo avancorpo, corrispondente alla antica chiesetta medievale, le sue strutture sono ben conservate. Il tetto ligneo a due falde accoglie un campaniletto a due sole pareti ad angolo retto e protegge internamente a destra l'antica acquasantiera in pietra e affreschi a parete: S. Lucia, protettrice della vista, Madonna con bambino a destra e un Santo semicancellato, forse un patriarca degli Umiliati, monaci dediti all'artigianato e alla campagna. Il pezzo più pregevole è esternamente sopra il portale e sotto l'ampia tettoia a capanna. Si ammira un delizioso e accurato bassorilievo in marmo bianco, raffigurante la Madonna con Bambino col pollice e indice benedicente, entrambi con aureola sul capo.

L’artefice è sconosciuto, probabilmente un ticinese del periodo michelangiolesco. E' opera scultorea di raffinata armonia, probabilmente della seconda metà del Cinquecento. Dietro la spalla del Bambino emerge la mano destra della Vergine che indica il simbolo solare degli Umiliati nell'angolo in alto.

Il bassorilievo in origine era sicuramente dipinto.

Fino verso la fine del Novecento erano ben visibili tracce di tinta marrone sui capelli della Madonna e verde sullo sfondo. Il bassorilievo meriterebbe maggiore cura e attenzione, considerato che è giunto fino al nuovo millennio integro, dopo quasi cinque secoli.

Da documenti seicenteschi risulterebbe che l'ampliamento della chiesa è stato realizzato con il contributo di lavoro delle Quadre di Castione Andevenno, con prestazione di manodopera e ricavi da prodotti agricoli. Internamente la chiesa è stata ampliata nel Seicento, dopo l'arcone, con un corpo edilizio aggiuntivo più elevato, coperto da due ampie vele a crociera e l'attigua sacrestia sul lato destro.

La navata unica nella parete di fondo del presbiterio mostra una decorazione barocca in stucco, in origine sopra l'altare, che incornicia una preziosa pala datata 1614, raffigurante la "Nascita della Vergine" con il Padre Eterno al centro in alto tra angeli in volo e sotto, il parto tra figure femminili e in primo piano la Lavanda della Vergine bambina e sulla destra un paesaggio cinquecentesco. La balaustra settecentesca in marmi d'intarsio, che in passato chiudeva il presbiterio, ora regge la mensa d'altare rivolta ai fedeli.

In sacrestia armadi in legno e una nicchia a muro con doppia vasca lapidea, tipica di altre canoniche seicentesche e oratori, di cui non è certa la funzione: non acquasantiera, ma lavello per acqua multiuso.

 La prima vasca a conchiglia accoglieva acqua potabile fornita da un secchio riempito al pozzo o sorgente. Da un foro l'acqua scendeva nella vasca sottostante per altro riutilizzo, infine di nuovo al secchio per pulizie del pavimento oppure gettata via. Nella chiesa della Natività di Maria, la poesia dell'arte si esprime in toni minoritari, è voce di piccola patria che diventa ed è in realtà microcosmo universale, da conoscere ed apprezzare. Un tema che merita un approfondimento

 

 

Pellegrinaggio Mariano a Primolo attraverso l'Alpe Colina

Nei secoli trascorsi, quando la motorizzazione non esisteva o era poco sviluppata i contadini-pastori erano formidabili camminatori delle Alpi, anche con carichi.

La prima domenica d'agosto di ogni anno a Primolo in Valmalenco si celebrava la festa patronale, di fondazione del Santuario, alla Beata Vergine delle Grazie. Ancor oggi prosegue la continuità della tradizione.

Fino ai primi decenni del Novecento, dal mese di maggio ad agosto era tradizione mariana effettuare un pellegrinaggio al Santuario di Primolo.

Da Postalesio e Castione, ma anche da località più lontane i pellegrini, seguendo mulattiere e sentieri d'alpe, transitavano o sostavano all'alpe Colina, diretti a Primolo attraverso la Val Airale e l'alpe Lago, con soste notturne nei fienili.

Dopo la S. messa e le devozioni alla Madonna ritornavano alle proprie case coprendo lo stesso percorso a piedi, pellegrinaggio di fatica in segno devozionale.

 

(Castione Un Paese di Valtellina  1985 - 2014)